Le Perle           di Patry

Mal di stomaco

Molti non sanno che la psicosomatica è una branca della psicologia medica volta a ricercare la connessione tra un disturbo del nostro corpo  (anche generico) e la sua causa,  sempre di natura psicologica. Questa “scienza” mi ha sempre affascinato, e negli ultimi anni mi sono molto interessata a come le nostre emozioni, i nostri disagi, le nostre paure o le nostre frustrazioni, influiscono sul nostro corpo, in maniera così evidente, da causarne un disturbo fisico, che se trascurato può diventare una patologia, una vera e propria malattia. Come dico sempre: è tutta una questione di testa!. Chi ben mi conosce sa, che io “analizzo” e “sperimento” sempre su di me, ogni qualsivoglia fenomeno, che mi attrae in modo particolare. E questo argomento non poteva essere da meno.

Partiamo dai vari disturbi dello stomaco. Se una persona non riesce ad esprimere o a vincere consapevolmente la propria aggressività, ed è costretta ad “inghiottire bocconi amari”, allora lo stomaco potrebbe farsi portavoce di questo vissuto attraverso, ad esempio, gastrite, reflusso, acidità di stomaco. In questo caso il malato di stomaco,  o non esprime affatto la propria aggressività (inghiotte tutto) o mostra un’aggressività esagerata: entrambi gli estremi sono disfunzionali perché indicano una mancata elaborazione di vissuti. I problemi di stomaco riguardano quindi, spesso, situazioni che non sono state digerite (indigestione) di idee alimenti o situazioni che rifiutiamo (vomito) situazioni che troviamo ingiuste che fanno male (dolori) o che ci mandano in collera (bruciori. gastrite). Una grossa preoccupazione o una ingiustizia o anche una colpa commessa che rimane sullo stomaco, che non si scioglie e che scava è l’ulcera. Se non riusciamo a trovare una  strategie per uscire da questa realtà “indigesta”, il nostro stomaco esprimere il rifiuto che non si riconosce a livello cosciente.

Lo stomaco,  si nutre dei nostri disagi e delle nostre sofferenze e il dolore provato o il disturbo, varia da persona a persona: imparando a riconoscerne “la voce”, riusciremo a capire cosa non va in noi stessi.

Un “dolore a tenaglia” ad esempio, può indicare situazioni sentite come soffocanti, e chi lo prova potrebbe essere indeciso tra l’agire d’impulso e l’agire di testa. Un dolore che ci fa pensare ad un fuoco che divampa, potrebbe indicare una rabbia, o una passione, che rimane bloccata dentro ma che vorrebbe scoppiare, quindi il bruciore è il sintomo di quell’emozione trattenuta che ribolle e ci corrode internamente.

Quando il sintomo principale è la nausea, può indicarci che molte cose della nostra vita, sono avvertite come invasive e pericolose. Queste sensazioni, possono comparire quando non riusciamo ad adattarci a “qualcosa che non va giu” o che letteralmente “fa schifo”. Quando la nausea si trasforma in vomito, ci indica chiaramente che c’è qualcosa che il nostro corpo, inteso anche come “inconscio”, rifiuta ed espelle: può trattarsi di rifiuto verso il cibo (ma è meglio dire verso ciò che quel determinato alimento rappresenta), verso una situazione, o verso una persona.

Le persone che soffrono di disagi e patologie allo stomaco, hanno un’aggressività che difficilmente riescono a gestire, sono molto sospettosi e spesso hanno dei veri e propro complessi di persecuzione. Digerire torti, offese, o ingoiare bocconi amari, è sicuramente una delle cose più difficili per questi soggetti, che tendono a legarsi al dito ogni contrarietà. Le relazioni affettive di queste persone, sono in genere, vuote e fredde. Un vuoto che cercano di colmare apparentemente con l’aria introdotta nello stomaco, causando frequenti eruttazioni. La carenza affettiva, influenza anche la sfera erotica. Il soggetto sente un forte bisogno di esprimere una sessualità, spesso piccata e passionale, ma nello stesso tempo ha la paura di non essere ricambiato con la stessa intensità. Finisce così per accentuare un carico di aggressività, che viene subito repressa, e quindi si rivolta contro il proprio stomaco. Un altro tratto comune alle persone che soffrono di stomaco,  è quello che hanno in famiglia qualcuno, spesso la madre o la sorella, invadente e che vuole imporre le proprie scelte di vita, sia in ambito scolastico, sia professionale che sentimentale.

Non dimentichiamoci poi, delle numerose metafore, usate nel linguaggio comune: “Avere qualcosa o qualcuno sullo stomaco”, “Quante ne ho mandate giù”,  “Il solo pensarci mi dà la nausea”, “Non posso proprio digerirlo”, “Non riesco a mandarlo giù”, “Questa cosa mi è rimasta sullo stomaco”. Tutti modi di dire che identificano un contenuto che non riusciamo a metabolizzare dentro di noi,  sia esso un legame, un vissuto, un’emozione. E tutti questi luoghi comuni, sentiti e risentiti, non fanno altro che intensificare il peso sul nostro stomaco.

Mal di stomaco? Se lo conosci lo eviti, direbbe qualcuno. Io dico solo: è solo una questione di testa!

 

 

 

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