Le Perle           di Patry

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Avevamo parlato di tante cose, quella la sera, quando dopo quasi 5 anni,  ci eravamo  rivisti, ed avevamo cenato  insieme. Eric un giorno era piombato all’improvviso   nella mia vita. E c’era entrato senza bussare e senza chiedere permesso. C’era entrato di diritto.  Da allora c’era sempre stato. Per qualsiasi cosa. Ogni volta che avevo  avuto qualche difficoltà, di qualsiasi genere. Bastava uno squillo, o un sms  e subito era pronto a risolvere ogni mio problema, e lo faceva con fervore e dedizione, come se portasse avanti un impegno preso in eredità. E in fondo lo era. Era  come se Gabriel rivivesse  in lui, per continuare a proteggermi. E io  mi sentivo legata ad Eric, come lo ero stata con suo fratello. Forse anche di più.  Ci sentivamo spesso, e nell’ultimo anno le nostre conversazioni telefoniche   si erano intensificate, a causa di un cretino che mi stava perseguitando.  Ma la sua protezione, ultimamente  sembrava più morbosa, assillante. Più che un “volermi  proteggere”.  sembrava un “volermi possedere”. E questo mi irritava, tanto da scontrarmi con lui anche in maniera forte e aggressiva. Eric, era stato partecipe sin dall’inizio, alla mia “crisi di coppia”, e sin dall’inizio sapeva ciò che   mi aveva appassionata e disorientata, durante l’estate, quando una storia di “erotismo virtuale” con Matteo,   mi aveva  completamente mandata in crisi esistenziale. Nonostante all’inizio,  da buon casanova, mi aveva dato consigli e ottimi insegnamenti, sembrava poi essere diventato geloso dei sentimenti carnali, che questo “amante fantasma”  scaturiva sul mio corpo, anche quando l’idillio era finito, e comunque era rimasta solo una storia “virtuale”, lasciandole l’amaro in bocca, come quando desideri intensamente qualcosa, e nel momento in cui stai per toccarla, svanisce,  lui manifestava un notevole risentimento e disprezzo  verso Matteo. E per questo che avevamo discusso  varie volte quella sera.

Avevamo deciso che ci saremmo rivisti anche l’indomani, per  fare un giro insieme in città. Il pensiero di dover discutere ancora con lui però mi spaventava. Ero e sono piena di gratitudine verso di lui. Ma non riesco ad accettare questo suo modo di proteggermi così eccessivo. Sembra davvero geloso! E’ vero anche,  che quando ci siamo  conosciuti c’aveva provato di brutto con me, ma  era acqua passata. Rifletto sul fatto che non so niente di lui, o quasi. Ok, ho sempre pensato che facesse il solito lavoro di suo fratello.  L’ho pensato io però. Lui non me lo ha mai detto. Ha un sacco di soldi.  E questo lo so per certo, essendo fratello di Gabriel. Con queste mie riflessioni, arrivo al Key, il residence dove alloggia. Parcheggio  e lo chiamo.”Devo fare ancora un paio di telefonate. Sali.” – “Ti aspetto giù” avevo risposto ” intanto mi prendo un caffè” – ” Il caffè lo prendiamo insieme, ti ho detto sali!” mi aveva urlato così forte che anche senza telefono avrei sentito. “Stamattina è nervoso”, avevo pensato,  “forse ha dormito male” Arrivo davanti alla sua porta in men che non si dica, talmente imbestialita che potevo sembrare un vulcano in eruzione. Busso alla porta decisa. Adesso lo avrei sistemato. La porta si apre. “Ma chi ti credi di essere per darmi ordini?” gli sbraito in faccia. Mi afferra per un braccio, mi tira dentro e chiude la porta sbattendola.  “Perché commenta sempre i tuoi post?”Rimango frastornata. “Ma di  cosa stai parlando?” chiedo sbalordita  “e soprattutto di chi parli?”  “Parlo del “tuo bello” mi urla lasciandomi il braccio. Nella mente un flash mi folgora, trapassandomi da parte a parte il cervello. Non mi sono accorta di come è vestito. Anzi, di come non è vestito. Jeans, dorso nudo, spettinato. E quell’inconfondibile sguardo autoritario.  E’  incredibile, il contrasto di sentimenti che scaturisce in me il suo modo di fare. Probabilmente, il fatto che comunque è un’uomo “dannatamente” bello e carismatico, urta tutti i miei valori e i miei buon sensi, di lealtà, rispetto e fedeltà. E questi ideali, sino a che si ha un rapporto di coppia eccellente, ti permettono di tagliare ogni possibilità a chi si permette di avvicinarsi, ma quando la relazione è in fase di stallo, è facile farsi prendere la mano. dagli ormoni che impazziscono. “Oh cazzo” esclamo, non sapendo bene se è per quello che ho sentito o per quello che ho visto.

“Smettila di dire parolacce. Te lo ripeto in continuazione.” Mi dice fissandomi serio. Distolgo lo sguardo da quel corpo perfetto, cercando di riportare l’attenzione su quello che mi ha detto. Il mio bello. “Quello che tu chiami il mio bello, non è il mio bello e non lo è mai stato, purtroppo…” “Purtroppo???” Chiede sgranando gli occhi. ” Ti è dispiaciuto così tanto? Dimmelo, tu hai perso la testa per lui vero?”  Il suo volto è maledettamente serio, teso. Fa davvero paura. “Io non ho perso la testa per nessuno. E se anche fosse a te non te ne deve fregare un cazzo, capito? ” Sono talmente furente che strillo come se fossi posseduta. “Non devo rendere conto a te” continuo ” quindi basta con queste sceneggiate. BASTA. Devi smetterla CAZZO! Devi smetterla di tirare in ballo sempre Matteo. Non puoi avercela con qualcuno che nemmeno conosci!” – “Forse lo conosco molto meglio di quello che lo conosci tu” Mi ha risposto stizzito. “Tu non conosci un cazzo! Tu ti basi solo su conversazioni di whatsapp, che io ho fatto la cazzata di chiederti di recuperare” “Sai benissimo che io non ho bisogno di leggere il tuo whatsapp per conoscere vita morte e miracoli di qualcuno. Il gingillo whatsapp lo lascio a te. Io mi servo di altri canali.” “Bene, allora gli altri canali cacciateli in culo. Adesso basta farti i cazzi miei!” Il mio tono è sempre più alto e sempre più incazzato.  “Si basta” mi risponde urlando più forte di me “Ma basta con queste parole da scaricatore di porto.   E fai poco la grande o mi dimentico di essere un gentiluomo… ” – “I gentiluomini non si presentano mezzi nudi davanti ad una donna! – replico indignata. Mi afferra per le spalle, mi guarda dritta negli occhi. “Puoi dirmi tutto, tranne che non sono un gentiluomo….” ” Mi fai male, lasciami” Il suo sguardo è ancora dentro il mio “Toglimi le mani di dosso ,subito altrimenti…” Mi spinge verso il muro, tenendomi ben salda per le spalle. “Altrimenti cosa? ” – “Altrimenti vaffanculo! Ti ho detto lasciami! – adesso sta davvero esagerando. Il suo viso, austero e burrascoso, davanti al mio, cosi vicino, che il suo respiro sembra  vento che soffia sul mio volto. Un attimo. Un lungo, interminabile attimo. La sua bocca si posa sulla mia, la sua lingua cerca la mia. Cerco di allontanarlo, con tutte le mie forze. Senza riuscirci, o forse senza volerlo!  Mi prende  le mani e le porta  sopra la mia testa, con il suo corpo tiene ben fermo il mio. Perché mi sta baciando? Perché? Poi si stacca da me, senza smettere di affogarsi dentro i miei occhi, si allontana di pochi centimetri, mi lascia le mani, che comunque restano appiccicate al muro, sopra la mia testa. Una  morsa mi stringe lo stomaco. Che cosa sta succedendo? Sembro paralizzata, persa nei suoi occhi. Ho i  i brividi su tutto il corpo. “Mi hai baciata.”  affermo lentamente. “Si”  risponde sospirando “Perché?” chiedo. “Perché mi fai perdere la testa” dice accarezzandomi lentamente una guancia. La sua voce adesso è sottile come un alito, tremolante come un brivido. Insicura, come i primi passi di un cucciolo che impara a camminare. Cazzo, però quel bacio mi è piaciuto. Continuiamo  a fissarci, immobili come statue. Non so cosa mi sta succedendo, ma il mio corpo è completamente in tilt. Sento un’ondata di attrazione, che non ho mai provato. “Fallo ancora e….” Sussurrai con un filo di voce –  “E?”  – chiede  mentre la sua bocca si avvicina ancora  alla mia “E niente. Fallo ancora e basta”.

Prendo il telefono e scrivo un messaggio. “Dove sei?” “A Pisa” “Peccato, ti volevo far conoscere una persona” “Lui?” “Si”  La voce mi distoglie dal mio telefono. “Andiamo Blondy!” Il suo volo parte alle 13.50.

Sto tornando a casa. Prendo ancora il telefono e scrivo. ” Credo di aver fatto una cazzata”.  L’unica persona con cui mi potevo confidare: Matteo.

2 Replies to “Fallo ancora e basta…”

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