Le Perle           di Patry

Come dentro un film… (la storia continua)

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rosa

Le porte si chiudono lentamente. L’ascensore comincia a salire verso il nono piano. La festa è da poco finita. . E andata come doveva andare Eravamo dove dovevamo essere, abbiamo fatto quello che dovevamo fare. Ancora con i brividi sulla pelle, ancora con l’allegria stampata in faccia, ancora con la mente in estasi per ogni attimo vissuto quella sera, apro la porta della camera 918, la luce è accesa. Perché la luce è accesa? Due passi in avanti… seduto sulla poltroncina alla destra del letto, una figura maschile mi guarda sorridente. Un sussulto, breve ma intenso, e poi lo sbalordimento totale, riconoscendo l’intruso.

” Che cazzo ci fai qui? Come cazzo hai fatto ad entrare?” Il mio tono è un misto tra lo stupore e rabbia. Il suo viso si contrae in una smorfia seria, alzandosi di scatto e venendo verso di me così rapidamente che quasi non me ne accorgo. Mi afferra le mani, e mi immobilizza, portandomi le braccia dietro la schiena. “Quante volte ti devo ripetere che non devi dire parolacce quando sei con me?” Il suo tono è basso, lento, ma deciso, fermo e risoluto.

” Si da il caso che io non dovrei essere con te” rispondo tra i denti sempre più vicina allo sclero. “Questa è LA MIA CAMERA, quindi io dovrei starci da sola. E voglio sapere chi ti ha fatto entrare, e soprattutto voglio sapere che cazzo vuoi!” “Forse non mi sono spiegato bene” La sua voce è molto più seria adesso, mette quasi paura. Mi prende il mento con la mano destra, mentre con l’altra continua a tenermi strette le braccia dietro la schiena. Il suo viso si avvicina al mio. ” Devi smettere di dire parolacce, prima che perda la pazienza e ti arrivi un “mananvers” E poi mi meraviglio che ancora ti chiedi chi mi ha fatto entrare o come sono entrato. Forse ancora non hai capito quello che sono o che non sono in grado di fare?” Già, ancora mi chiedo come ha fatto a entrare. Che stupida. E’ così vicino, che sento il suo respiro sulle mie guance. Lo guardo intensamente negli occhi, con la rabbia che mi punge le lacrime, il suo sguardo invece si addolcisce, i suoi occhi brillano adesso, come se avessero visto qualcosa di meraviglioso. “Sei fantastica quando sei arrabbiata.”

Non sono arrabbiata. Sono incazzata. Incazzata a bestia, per l’effetto contrastante che ha su di me quest’uomo. Un misto tra ostilità e ammirazione. Tra affetto e avversione. Tra odio e amore. Detesto quando si intromette nella mia vita senza permesso e senza nemmeno bussare. Detesto quando arriva all’improvviso e sa già tutti i miei come e i miei perché. Detesto il modo in cui spia e controlla tutti i miei spostamenti. E poi adoro il suo profumo, e l’odore che emana la sua pelle. Adoro i suoi occhi che quando sorridono brillano come un raggio di sole in mezzo all’arcobaleno. Adoro la sua dolcezza senza limiti, quando è calmo e mi guarda quasi con infinita devozione. E poi odio me stessa, perché non riesco a liberarmi di lui, perché non sono capace di dirgli che deve sparire: per sempre.

“Te ne devi andare, SUBITO!” gli dico fredda e pronunciando le parole molto lentamente. Lui caccia una risata sonora e cristallina. “Blondy!” sospira “Sai benissimo che non me ne andrò. Primo, perché io-non-mi-arrendo. Secondo perché tu non vuoi che io me ne vada, e te lo dimostro” Mi libera il mento. Mi libera le mani. Lascio andare le braccia lungo i fianchi e rimango a fissarlo, così immobile che una statua di marmo potrebbe sembrare più animata. Il suo sguardo è puntato dentro il mio. Attimi, secoli, lacrime e brividi, direbbe qualcuno a me caro. Dopo qualche minuto, mi sfiora il viso. “Visto che non vuoi che me ne vada?”

Faccio un salto indietro, allontanando bruscamente le sue dita dalla mia faccia. Mi siedo sul letto, e mi porto le mani fra i capelli. ” Perché? Perché non vuoi capire che tra noi non c’è stato niente, e non ci può essere niente?” “Non c’è stato niente? Non mi sembrava “niente” quando, al Key sussurravi il mio nome, quando mi sussurravi di non smettere, quando…” Lo interrompo. ” Quello che è successo in quel residence, è stato solo sesso. E’ stato un momento di debolezza. Punto. E’ stata una cosa che non si ripeterà MAI! Te lo vuoi mettere in testa o no?” – “Ancora con questa storia? Ma per chi mi hai preso? So distinguere la differenza tra “fare sesso” e “fare l’amore”! So distinguere quando una donna gode solo con il corpo, da quando gode con il cuore!” Lo interrompo di nuovo. ” E tu ancora con questa storia? Sono 5 mesi che me la ripeti. Ormai la sò a memoria!”

Si inginocchia davanti a me costringendomi a guardarlo. Con il suo solito sorriso raggiante. E ancora attimi pericolosi che devo evitare. Subito. “Senti, è tardi, e sono stanca. Ho bisogno di farmi una doccia e di fare una bella dormita. Per favore vattene” – E ancora il suo sorriso, quasi compiaciuto. “Bene allora vai a farti la doccia!” – “Figurati. Mai mentre tu sei qui!!!” – “Sciocca. Sai benissimo che non mi permetterei mai di entrare in bagno senza il tuo permesso. Io intanto guardo un pò di tv.” – “Forse non mi sono spiegata. Tu te ne devi andare… ” “Forse sono io che non mi sono spiegato. Vai a farti la doccia e sbrigati”. Lo guardo mentre si toglie le scarpe, afferra il telecomando e si sdraia sul letto. Realizzo che sarebbe inutile insistere e controbattere. Mi alzo di scatto, senza dire niente. Entro in bagno sbattendo la porta. Mi guardo nello specchio che mi trovo di fronte. E mi scappa da ridere. Non lo sò perché. Faccio la doccia tranquillamente. Nonostante tutto sò benissimo che davvero non entrerebbe mai . Poco dopo esco, avvolta nell’asciugamano e lo guardo seria. Mi sorride. “Ok. ti devi vestire. ” Si alza velocemente, mi bacia la fronte passandomi accanto e si dirige verso il bagno. ” Chiamami quando hai fatto”.

“Puoi uscire” gli dico quando sono già sotto le coperte, e con gli occhi semichiusi. Esce e si siede sul letto vicino a me. Mi accarezza delicatamente il viso e poi i capelli. In silenzio. Sono talmente stanca che mi sto addormentando. Ma sarebbe stato troppo bello, se lo avessi potuto fare. ” Perché il tuo bello continua a commentare i tuoi post su Facebook?” No! Ancora questa storia. Questa proprio non la reggo più. Questa sua fissa mi ha sempre snervato. E stasera più che mai, devo dargli fine. A qualsiasi costo. Balzo seduta sul letto, gli punto il dito in mezzo agli occhi, incazzata come non mai ” Devi finirla con questa fobia ” urlo ” senza senso e senza tregua. Devi smetterla con la storia del “mio bello”, come lo chiami tu. Fra me e lui non è successo niente, assolutamente niente. E sai perché? Perché lui ha avuto molto più cervello di te, e non ha approfittato di una situazione come hai fatto tu. Lui ha saputo tirarsi indietro, a quello che sarebbe stato un errore madornale. E ripeto, cosa che non hai fatto tu. E adesso puoi tirarmi una sberla come hai fatto a suo tempo. Ma non cambierà le cose. E adesso vattene. Vattene. VATTENE!” Mi sposta il dito, che gli avevo puntato contro. Con l’altra mano riprende ad accarezzarmi il viso. “Ti piace ancora vero?” mi chiede con tutta calma. ” Adesso basta! Mi hai rotto i coglioni . Mi ha davvero rotto i coglioni!” Sono fuori di me, completamente fuori di me. “Adesso basta lo dico io ” Mi immobilizza ancora una volta, portandomi di nuovo le braccia dietro la schiena. ” Basta parolacce. BASTA!” Questa volta è lui che urla. Ma non mi fa paura. “Non me ne frega un cazzo se non puoi sentire le parolacce. Sono maggiorenne e vaccinata, non sei mio padre. E io parlo come cazzo mi pare e come cazzo mi piace. E se non mi puoi sentire tanto meglio, così ti togli prima dalle palle” “Io non mi tolgo affatto dalle palle” i nostri visi sono sempre più vicini “Non prima di averti insegnato a parlare” Le nostre bocche si guardano ” Fottiti bastardo. Fottiti e sparisci dalla mia vita” Le nostre lingue si intrecciano…

La sveglia suona. E’ già ora di alzarsi. Cazzo non ce la faccio proprio. Ho dormito pochissimo. Allungo la mano. Il letto è vuoto. Lo immaginavo. Mi preparo velocemente. Raccolgo le mie cose. Scendo nella hall. Vado la reception. ” Buongiorno. Mi fa il conto per cortesia” “Buongiorno Signora. Ha giù saldato tutto suo marito. ” ” Chi scusi?” “Suo marito.” risponde ” E le ha lasciato questa. ” Mi porge una bellissima rosa, dell’azzurro più intenso che io abbia mai visto. “Mio marito!” penso tra me “che bastardo”. Prendo la rosa, ringrazio, saluto ed esco. Attraverso la strada e mi soffermo davanti al cancello . Qui ieri sera c’è stata una festa bellissima. Non la potrò mai dimenticare. Butto la rosa oltre il cancello. Poi sorrido e mi incammino velocemente. Il treno non non aspetta.

A volte mi sembra di essere dentro a un film, per le situazioni assurde in cui mi ritrovo… Ma prima o poi finirà anche il film….

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