Le Perle           di Patry

Chi sta con lo zoppo…

 

 

 

Salgo in macchina, accendo lo stereo e parto. Consapevole che oggi non sarà una semplice chiaccherata. Non ho ben capito la storia della casa. Mi ha solo detto che all’incrocio dovevo chiamarlo. La radio sta passando “Congiunzione astrale” di Nek. Sarà un caso? Prendo il telefono e lo chiamo. “Ci sei?” chiede. “Si”  rispondo. Mi dice la direzione da seguire.  “E poi?” chiedo. “E poi prosegui sino a che te lo dico io!” Rieccoci con quel tono autoritario che mi manda in bestia. “E che cazzo! Sei nervoso?” “Dopo la curva sei arrivata. Parcheggia e poi come scendi ti prendi due mananvers!” Accidenti, le parolacce!.

Sono passati quasi tre mesi da quando ci siamo visti l’ultima volta. La sera della festa. O meglio dire la notte. Da allora, pochi messaggi, qualche post su Facebook. Poi il suo solito silenzio, per qualche settimana. Infine le telefonate. Sempre più spesso. Sempre meno litigi.  Scendo dalla macchina e mi guardo intorno. “E questa casa di chi è?” penso fra me.  “Come l’ha trovata?” Mi giro verso la porta. E lui è li.

“Vuoi stare tutto il giorno li? Sbrigati entra, o vuoi che qualcuno ti veda?” Ho voglia di mandarlo al diavolo, risalire in macchina e andarmene.  Ma non ho nemmeno il tempo di finire di pensarlo, e già mi ha preso per un braccio e mi ha trascinata  dentro, sbattendo la porta alle mie spalle. La sua mano stringe forte il mio braccio,  sino a farmi male. Lo strattono e lui molla la presa. Si volta verso di me e mi guarda con quel suo sorriso, sarcastico e  inconfondibile. Mi fa incazzare.  Come una bestia. Mi allontano da lui, prevedendo la sua reazione, non appena aprirò bocca. Faccio finta di guardare la casa. Poi prendo fiato ed esplodo. “Ma chi ti credi di essere? Chi ti da il diritto di darmi ordini? ” Ho un nodo allo stomaco che mi sta salendo alla gola, come un vulcano che sta preparando la sua esplosione. “Chi cazzo credi di essere” urlo ” Che cazzo vuoi da me?”  Lo guardo incazzata, ma impaurita. Accidenti, perché non riesco a controllarmi quando mi arrabbio? Lui, senza reagire a quello che ho appena detto  va verso le finestre e  chiude le tende. La stanza si è oscurata. Poi mi guarda e sorride. “Ci sono tre camere da letto al piano di sopra… A quale letto vuoi essere legata?” O mio dio. Che diavolo sta dicendo? Perché il tono della sua voce non è arrabbiato? Perché sta sorridendo? Perché….  “Sei stata dal parrucchiere?” Mi chiede avvicinandosi. Sono quasi pietrificata dalla sua pacifica reazione. “Bello quel vestito. Bello veramente. Sai che ti ho sempre vista con i pantaloni?” Ma questo è lui? No, non può essere. “Mmmm… pure i tacchi  oggi… mi sembravi più alta…”   “Cazzo Eric! Ma sei tu?” chiedo. “Cazzo! si che sono io!” Io sono sbalordita. Non è possibile. Che sta  succedendo? “E stai bene? No dico ti senti bene?” “Si adesso che sei qui, sto benissimo Blondy”  Lancio la borsa sul divano. E lo guardo perplessa, incredula. Mi lascio andare in una sonora risata. “No dai, che ti è successo? Tu che dici le parolacce? Non ti ho mai sentito.” “C’è un detto: chi sta con lo zoppo… ” Rido ancora. Non accorgendomi che ormai è vicino a me. Mi guarda diritta negli occhi. Mi accarezza i capelli. “E non ho detto una parolaccia qualsiasi” “Infatti” replico “Non hai detto una parolaccia. Ormai è una parola di uso comune” – “No, è la tua parolaccia preferita”. Poi continua a fissarmi. In silenzio. Io contraccambio lo sguardo. In silenzio. “Non scherzavo, sai, prima” “Prima quando?” “Quando ti ho chiesto a quale letto vuoi essere legata?” La sua espressione non cambia di una virgola. “Ma sei impazzito?” “Ieri sera, mi hai detto che a mezzogiorno saresti andata via… sono quasi le 11…. secondo te ho fatto 800 chilometri per un’ora di litigi?” – “Nessuno ti ha obbligato a fare 800 chilometri!” “Nessuno mi ha obbligato. E’ vero. Ma la voglia che ho di te, è molto più di un obbligo” “E chi ti dice che io voglia accontentare le tue voglie?” Ringhio. Mi prende il viso tra le mani, accarezzandomi dolcemente. “Me lo dicono i tuoi occhi.” Faccio un grande sforzo e cambio sguardo. Adesso è la sua risata che rimbomba nella stanza. “Sei fantastica Blondy, quando provi a fare la dura. Ma non ti viene bene” Prendo le sue mani e le tolgo dal mio viso. Con forza. Sta invitando la lepre a correre. Viene fuori la mia anima ribelle. Faccio alcuni passi indietro. Non sopporto proprio che qualcuno sia così sicuro di quello che potrei fare io. Non lo so nemmeno io, figuriamoci! Alla mia sinistra ci sono le scale, che molto probabilmente portano al piano superiore. Le guardo, cercando una via di fuga. “Non puoi scappare da li” mi dice indicando sopra. “Puoi solo salire, e scegliere la camera…. “sorride. Accidenti, quel sorriso! Maledetto! Forse ora non voglio scappare. Forse voglio lui, come lui vuole me. Forse non voglio scegliere la camera, ma semplicemente fondermi con lui, li, in fondo alle scale. Sono assalita da brividi incredibili, tanto da farmi venire la pelle d’oca. Il cuore sta lanciando battiti impazziti, come tuoni frastornanti. Non mi sono resa conto, che con il mio pensare, mi sono avvicinata a lui, e adesso sono io che gli accarezzo il viso. Eric chiude gli occhi, e piacevolmente sospira. Avvicino il suo viso al mio, la sua bocca alla mia. E lo bacio. Sospira ancora compiaciuto. “Non sai da quanto tempo aspettavo questo momento. Non sai da quanto tempo aspettavo che tu facessi il primo passo…” Le nostre bocche riprendono la danza irrefrenabile che avevano iniziato.  Non c’è bisogno di salire le scale per scegliere un letto. Il divano è li accanto. Ed è l’unica scelta che si può scegliere. Avvinghiati come serpenti in amore ci buttiamo li, contorcendo il nostro corpo in un baciarsi, toccarsi, possedersi, come se non ci fosse un domani, mescolando la nostra pelle, tra la passione e la voglia di darsi e di prendersi, con la sola sensazione che ti da l’intenso piacere di due anime che si amano.

“Devi proprio andare?” – “Si, Eric. Devo proprio. E sono già in ritardo.” Un bacio frettoloso sulla porta, e scappo via. Senza voltarmi indietro. Veloce come il vento. Arrivo in tempo, dove dovevo arrivare, e tutto torna alla normalità. Qualche giorno dopo, mi arriva un pacco da Amazon. “Ma io non ho ordinato nulla” Penso. Lo apro. Un braccialetto di cuoio, con il simbolo dell’infinito in acciaio. Come quello che aveva lui. Unico, come sempre Eric.

 

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